POTREBBE AVERE EFFETTI INDESIDERATI

domenica 13 maggio 2018
ore 18.00
TrentaTram Festival


scritto e diretto da Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia
con Noemi Fabiano, Rebecca Furfaro, Raimonda Maraviglia, Teresa Raiano, Daniele Sannino, Flavio Visone
musica originale Rebecca Furfaro

Scorci di un percorso di terapia. La paziente è la signorina F, una donna che ha deciso di risolvere il suo senso di inadeguatezza che da sempre prova quando cerca di ascoltare ed assecondare i suoi istinti. Nel suo percorso, lungo un tempo indefinito, forse eterno forse mai esistito, nel tentativo di risolversi si scopre non una, ma tante persone, ognuna con le sue paure, le sue insicurezze e le sue verità. Lasciandosi pervadere da ogni suo istinto, il suo rifiuto dell’altro, l’istinto omicida, la perversione, il rapporto conflittuale con la madre prendono forma, corpo e respiro, diventando delle vere e proprie persone. Mentre la signorina F deciderà di accogliere ogni parte di sé, ogni essere che la abita, scoprendosi, per la prima volta, piena e profondamente viva, la sua interlocutrice si chiuderà sempre più negando ognuna di queste possibilità. E se fosse proprio lei il motore portante di questo universo?

“Cosa blocca la relazione fra noi e l’altro?” “Perchè siamo sempre come impossibilitati dal sentirci profondamente accettati e liberi davanti l’altro? E cosa accade per cui facciamo lo stesso con chi abbiamo di fronte?”. Forse ognuno di noi è abitato da tanti altri, tante persone/personaggi e la ricerca di una sicurezza, di una verità che ci faccia sentire padroni e in grado di controllare noi stessi e la vita ci porta a rinnegare questo molteplice universo che portiamo dentro. Ci appiattiamo, ci feriamo e ci limitiamo perdendo di vista tutti gli “altri noi stessi”, parti di noi che nonostante ci renderebbero molto più complessi e incontrollabili, allo stesso tempo ci renderebbero più vivi e ricchi. Se così fosse, allora cosa ci impedirebbe di pensare che i meccanismi che attuiamo su di noi non siano gli stessi sui quali si basano le nostre relazioni con gli altri? Non ci ritroveremmo in un gioco di castrazione dove è più importante delimitarsi che parlarsi, definirsi invece che scoprirsi? E se lasciassimo vivere “gli altri” che ci abitano?