BUCO NELL’ACQUA

da mercoledì 17 a domenica 28 ottobre 2018
ore 21.00 (dal mercoledì al sabato); ore 18.00 (domenica)


drammaturgia e regia di Mirko Di Martino
con Antonio Buonanno, Orazio Cerino, Marco Mario De Notaris
produzione Teatro dell’Osso | Teatro TRAM

Tre migranti su un barcone in mezzo al mare: tre emarginati, tre esclusi, tre poveracci letteralmente alla deriva che hanno perso tutto, perfino il nome. Nero, PiùNero e MenoNero stanno navigando verso Lampedusa sostenuti dalla speranza in una nuova vita. Durante il viaggio, parlano di ciò che hanno superato e di ciò che li aspetta, con un linguaggio carico di surreale comicità, amara come la vita che hanno vissuto. Non si conoscono, sono tre uomini molto diversi tra loro, eppure si considerano fratelli perché hanno sopportato gli stessi digiuni, soprusi e violenze. Ma un problema inatteso complica il viaggio al punto che occorre rivolgersi a Dio: sono tre uomini molto religiosi, Dio li ascolterà senz’altro. Certo: a condizione di rivolgersi a quello giusto.

La questione dei flussi migratori è un tema attualissimo nel quale confluiscono idee, paure e motivazioni molto diverse tra loro. Tuttavia, dietro al problema dei migranti si nasconde una questione molto più profonda e complessa: lo scontro delle religioni e, se si vuole, delle civiltà. Il terrorismo è già dietro l’angolo. E’ ovvio che se, in Italia e in Europa, i migranti africani e orientali venissero percepiti come simili agli occidentali, molte delle posizioni più radicali che alimentano lo scontro verrebbero smussate o scomparirebbero del tutto. Accade invece il contrario: le differenze appaiono molto più profonde dei punti in comune, soprattutto a causa delle differenze religiose. Ma il problema religioso è innanzitutto interno alle stesse popolazioni non europee, soprattutto africane e mediorientali. E’ noto, ad esempio, che lo scontro tra musulmani sciiti e sunniti è molto più acceso di quello tra cristiani e musulmani. Le religioni, da fattori di unità, sono diventate, oggi, focolai di odio e di scontro. “Sul gommone” racconta in maniera simbolica, con una forte dose di comicità corrosiva, questo paradosso tutto moderno per il quale la libertà si trasforma in repressione, la religione in fanatismo, l’accoglienza in xenofobia. E alla fine, la civiltà mediterranea ricorda molto il gommone su cui viaggiano Yeshua, Ibrahim e Muhammad: il viaggio è giunto alla fine, l’acqua allaga l’imbarcazione trascinando a fondo anche i suoi stessi occupanti che, invece di collaborare per chiudere la falla, pensano a distruggersi a vicenda.