Agoramagazine (13/08/2014) – a cura di Roberto De Giorgio
I «corteggiatori» a teatro, ecco chi sono.

In questa estate che finalmente fa vedere qualcosa, in senso non solo climatico, la vostra esperienza teatrale suscita un vero successo. Chi non è passato da amore e disamore, per citare un libro che lo scrivente ha messo online da quest’estate, com’ è nata questa idea di usare la poesia per sanare le disavventure amorose?

La nostra intenzione era quella di mettere in scena la poesia in un modo che facesse (ri)scoprire al pubblico la forza e la bellezza di quest’arte. Abbiamo scritto uno spettacolo comico in cui la sofferenza d’amore e la negazione della stessa è protagonista. I due protagonisti sono fondamentalmente due clown impantanati nel loro continuo fallire.

Si vede che la vostra esperienza è notevole, l’idea dei clown accattivante, ho personalmente conosciuto anche in stage i fratelli Colombaioni, potete brevemente descrivere da dove venite?

Carlo
Il mio primo maestro è stato Carlo Formigoni. Lui mi ha insegnato fondamentalmente l’etica professionale: il teatro è un gioco serio. Sono stato per anni uno dei membri principali della compagnia Cerchio di Gesso ed ho lavorato con diversi registi, in primis Gianluigi Gherzi e Simona Gonella. Durante la mia carriera ho avuto modo di incontrare altri grandi maestri del teatro internazionale. Dal 2011 vivo a Berlino.

Vito
Sono un attore foggiano, di Lucera per la precisione, che ha iniziato fuori la sua formazione – la mia esperienza teatrale parte a Roma da Lecoq- arricchita, successivamente, attraverso la vita di compagnia, una compagnia piuttosto grande, che mi ha consentito di fare tantissimo palcoscenico, tra le intense ore di prove e le numerose rappresentazioni in tutt’Italia. Ci sono stati, poi, tanti altri incontri e collaborazioni importanti, cito in particolare Cesar Brie ed Emmanuel Gallot Lavalée.

C’ è una cosa che personalmente lo scrivente condivide ed è che la cultura ha bisogno di essere supportata, noi come testata abbiamo sempre puntato su questo, com’ è andata finora la vostra esperienza, vedete crisi o rinascita
di interesse?

La cultura deve essere supportata ed alimentata. Deve acquisire un ruolo fondamentale, entrare nel paniere dei beni di prima necessità. Nel dibattere politico, quotidiano, sociale, il tema cultura è completamente scomparso. Si parla di PIL e di crisi economica e mai di quanto questa sia correlata al vuoto culturale. Dobbiamo ritornare a fare un teatro popolare e a farlo tra la gente. Mai, come in questo momento, la commedia dell’arte sarebbe necessaria.

Come mai Carlo vive a Berlino? Lo scrivente ha ricordi degli impegni giovanili come dirigente dell’Arci negli scambi culturali con Berlino, con il circolo Carlo Levi: quali sono le esperienze di Carlo?

Sono partito, come dicevo, nel 2011 in seguito ad una crisi interiore. Era uno dei pochi momenti economicamente stabili del mio lavoro d’attore, ma sentivo di non avere più nulla da dire e da dare all’interno della compagnia di cui ero parte. Da qui la decisione di fare un salto nel buio, di resettare tutto e di ripartire da zero. Avevo avuto la fortuna di recitare a Berlino e di vedere l’estrema vivacità culturale della capitale tedesca. È stato amore a prima vista. Attualmente faccio parte del collettivo internazionale Theater am Tisch, sto allestendo uno spettacolo per bambini in quattro lingue e debutterò il 3 dicembre con “Grilli per la Testa” c/o la Ballahaus Ost, uno spettacolo che racconta la crisi di un artista ai nostri giorni. La mia storia di emigrante è finita anche in un libro di Leopoldo Innocenti “Auf Wiedersehen Italia”.

Oggi è forse più facile fare teatro, negli anni settanta, per chi l’ ha fatto come lo scrivente, era davvero pionieristico. Cosa dite a un ragazzo che voglia fare teatro e soprattutto qual è la vostra idea di teatro, vale ancora la scuola di Artaud. A tal proposito, ricordando l’ ammirazione di Artaud, un mio compagno di teatro di allora è console onorario di Bali se aveste voglia di andare lì potrei darvi la sua email, intanto gli passo l’ intervista

Quello che gli diremmo è di cercare sempre nuove difficoltà, di non accontentarsi e di formarsi continuamente. Un’attore non deve cullarsi sugli allori, deve mettere da parte il proprio ego ed essere molto umile nel lavoro con gli altri. Il teatro è un’arte che non s’insegna, ma s’impara. Andare fuori e confrontarsi è necessario. Artaud, come ogni grande maestro, è ancora attuale. Il teatro contemporaneo è ormai performativo, una fusione di tutte le arti. Testo e azione sono un tutt’uno. I Corteggiatori stesso, ha un lavoro di sottotesti e intenzioni, che rendono vivo il parlato.

Tornando allo spettacolo dell’amore a colpi di poesia, avete date in programma che possiamo indicare per i nostri lettori? E state pensando ad un altro spettacolo?

Le date prossime le trovate sul nostro sito www.icorteggiatori.jimdo.com che viene sempre aggiornato. Nella sezione video c’è anche una rilettura di un momento di spettacolo realizzato a Berlino con Curvatura 10, una casa di produzione cinematografica. Stiamo pensando ad un prossimo spettacolo. Vogliamo continuare a lavorare sul comico.

La vostra esperienza a New York come nasce? E rivolta agli italiani all estero, come è stata la loro reazione? Se ancora non ci siete stati, diteci come vi state preparando?

New York è stato un regalo. Una nostra amica e collaboratrice, Paola Casarini, ci ha spinto a intentare l’application. Non potevamo crederci, a distanza di mesi, quando siamo stati contattati dagli organizzatori, di essere stati presi. New York è un set cinematografico continuo, una città piena di energia. Recitare a Brooklyn e Manhattan è stato davvero emozionante. Il pubblico era composto da italiani di prima, seconda e terza generazione. C’erano anche persone che, pur non comprendendo bene o affatto l’italiano, si sono divertite molto e ci hanno chiesto foto autografate dello spettacolo.

La Voce di New York (18/06/2014)
I corteggiatori: a teatro la poesia è contagiosa e fa ridere.

Per il festival In Scena! arriva un divertente spettacolo in versi in cui i protagonisti, ispirandosi alla commedia dell’arte, ridicolizzano il macho italiano con le parole di famosi poemi d’amore. Abbiamo intervistato gli attori, registi e interpreti

Il macho italiano parla in versi e fa ridere. Succede nello spettacolo I corteggiatori. Amore a colpi di poesia, in programma per il festival In Scena! in questi giorni a New York. Due uomini in un duello a colpi di poesia. Come due commedianti dell’arte privati di maschere, i protagonisti ridicolizzano i luoghi comuni del “macho italiano”, attraverso le parole di alcuni dei più bei versi poetici d’amore.
Vito De Girolamo e Carlo Loiudice, autori, registi e interpreti dello spettacolo, hanno incrociato le loro strade professionali in Puglia. Il primo ha alle spalle un percorso come attore ed autore costruito attraverso stage con, tra gli altri, Cesar Brie e Walter Malosti e anche come clown con Emmanuel Gallot Lavallée e il Circo a Vapore. Loiudice ha una formazione attoriale variegata, basata su una lunga collaborazione con Carlo Formigoni, Gianluigi Gherzi e Simona Gonella e arricchita da approfondimenti specifici nel mimo e nella commedia dell’arte. È nel 2010 che il sodalizio artistico tra i due si concretizza nel lavoro congiunto in qualità di autori-attori e registi che oggi portano a New York. Qui ci raccontano il loro poetico e ironico spettacolo.
Uno stile e una scelta inusuali quelli dietro questo spettacolo. Come mai l’idea di portare in scena una tenzone poetica?
Carlo: I corteggiatori nasce da due desideri: quello di mettere in scena la poesia in modo diverso, di non fare il classico reading e quello di scrivere uno spettacolo comico.
Quali le ispirazioni letterarie e drammaturgiche?
Vito: La comicità che utilizziamo, pur avendo una scrittura contemporanea, ha radici nella tradizione della commedia dell’arte, anche se recitiamo senza maschere . È una forma di teatro che ci appartiene e che lascia tracce evidenti. La poesia utilizzata spazia da quella classica italiana a quella mondiale. Per In Scena! Qui a New York giocheremo anche con le diverse lingue: inglese, spagnolo, tedesco, latino, italiano e… napoletano!
Pensate che la poesia abbia ancora un suo spazio nel letteratura e nel teatro?
Vito: Assolutamente sí. Uno degli effetti che I corteggiatori produce è quello di risvegliare l’amore per la poesia. Gli spettatori ci scrivono sulla nostra pagina Facebook e ci dicono che dopo lo spettacolo hanno ripreso a leggere poesie. Alcuni ci inviano le loro. La poesia è semplicemente e piacevolmente contagiosa.

C’è un rapporto tra scelta dello stile e quella del tema dello spettacolo?

Carlo: Forma e contenuto sono sempre in simbiosi. Noi usiamo la semplicità estrema. Lo spettacolo non ha né musiche né effetti, ma solo due attori su una scena nuda. Anche la parola poetica viene detta senza enfasi, proprio per farne arrivare la forza.
Tema e protagonista dello spettacolo è il macho italiano. Esiste ancora? Come si manifesta? Quali le sue espressioni più ridicole o ridicolizzabili?
Vito: Il macho italiano esiste eccome! Certo, in chiave contemporanea con tanto di smartphone e social network. Era e rimane simpatico e spesso ridicolo. Il machismo è una reazione alla fragilità e alla debolezza. Il macho non sa che l’uomo mostra il suo lato migliore proprio quando accetta questa sua umanità. Questo accade ai due protagonisti dello spettacolo.
Un tema che raramente viene affrontato con la giusta dose di critica e ironia. Se ne dovrebbe parlare di più a vostro avviso?
Carlo: Se ne dovrebbe parlare, per esempio, al fine di rivedere il rapporto uomo-donna all’interno della società. Ancora troppo spesso la donna ricopre ruoli secondari e non dimentichiamo che il femminicidio, in Italia, ha numeri molto elevati.
Portare il teatro italiano a New York è, di per sé, una sfida. Ma portare un teatro in poesia che oltretutto affronta un tema così italiano, sembra davvero un’impresa al limite. A chi vi rivolgete qui a New York e che reazioni vi aspettate dal pubblico?
Vito: Abbiamo portato lo spettacolo già nella Svizzera italiana e a Berlino. Le reazioni sono sempre state molto positive. Lo spettacolo è divertente e la poesia riesce a toccare luoghi dell’anima a volte sconosciuti.

Love Zone (04/01/2014) intervista a cura di Giovanni Papa
L’amore secondo I Corteggiatori.

Avevamo già parlato sul nostro magazine dello spettacolo “I corteggiatori. Amori a Colpi di poesia”, progetto firmato in tandem dagli  attori Carlo Loiudice e Vito De Girolamo, che stanno portando in turnè italiana questo spettacolo che con disincantata ironia affronta il tema dell’amore,  da una prospettiva di complicità maschile, attraverso comicità,  romanticismo  e la proposta di versi poetici tra i più belli del ‘900.
Viveur Lovezone: I corteggiatori- Amore a colpi di poesia. Un titolo, un programma. Qual’è l’idea d’amore che lo spettacolo intende trasmettere?
Carlo & Vito: Nello spettacolo noi giochiamo molto sull’idea di distruzione della figura del “macho”. La ridicolizziamo, la rendiamo piccola e mettiamo in evidenza l’insicurezza e la paura della solitudine che vi si celano dietro. L’idea d’amore che trasmettiamo è quello di amore come motore unico, assoluto ed indispensabile alla vita stessa.
V.L.: Nello spettacolo si affronta la delusione dell’amore di Carlo, uno dei protagonisti .. Quali sono, secondo voi, le strategiemigliori per poter superare una delusione d’amore?
C& V: Probabilmente non c’è una ricetta, ma di certo ampliare il proprio sguardo, guardare avanti con occhi diversi, può essere di grande aiuto, quando si rischia di rimanere rinchiusi in un dolore o di portarselo dentro troppo a lungo. La vita è sempre e comunque piena di sorprese.
V.L.: E quali sono i “modi” che aiutano ad  innamorarsi di nuovo?
C&V: Nello spettacolo noi passiamo al pubblico cinque tecniche “fondamentali” per conquistare una donna, ma l’amore arriva solo attraverso la cultura del bello ed in questo i versi poetici giocano un ruolo determinante. La forza della parola poetica agisce da risonatore in grado di  illuminare luoghi dentro di noi, che non sapevamo di avere.
V.L.: Nella vostra pagina facebook c’è una cosa che mi ha incuriosito. Scrivete “Questo l’incipit di uno spettacolo nel quale poesia e umorismo si legano perfettamente in un gioco attorale continuo e ricco di colpi di scena”. Che ruolo ha secondo voi l’umorismo nell’amore e nella vita di coppia?
V&C: Un noto slogan cita “una risata vi seppellirà”. Bene.  L’umorismo è fondamentale per uccidere i “mostri” che si annidano nei silenzi, nelle parole troppo spesso non dette nella coppia. Esercita un senso di critica continuo ed aiuta ad andare avanti. È un arma potentissima.
V.L.:Ci svelate le cinque regole del corteggiamento, di cui Vito, uno dei protagonisti, è esperto?
C &V: Beh la prima è… no no no! Dovete venire a vedere lo spettacolo per scoprirle.
V.L.:Un buon motivo per consigliare ai nostri lettori il vostro spettacolo.
C& V:C’è un solo motivo che vi giustificherebbe dal non esser venuti a vedere il nostro divertente, poetico, sarcastico spettacolo: il fare l’amore.

Tutto il resto è noia.

Insomma, se non riuscite a vedere lo spettacolo non vi resta che  fare l’amore o leggere un bel libro di poesia.

Interviste tratte da http://icorteggiatori.jimdo.com/interviste/

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