DEEP BLUE

DEEP BLUE

da venerdì 10 a domenica 12 gennaio 2020
venerdì: ore 21.00 – sabato: ore 19.00 – domenica: ore 18.00


tratto da “Sunset Limited” di Cormac McCarthy adattamento di Alberto Mele
con Antonio Buonanno e Pietro Tammaro
regia di Alberto Mele e Marco Montecatino
scenografia Dario Protobotto Russo
una produzione Teatro Serra

Un appartamento scarno in un palazzone dormitorio in prossimità della stazione. Due uomini entrano dalla porta, apparentemente calmi. Uno dei due, Bianco, è un professore che ha appena vissuto quello che credeva sarebbe stato l’ultimo atto della sua vita. Nero, il padrone di casa, si dimostra a suo agio dopo essere entrato nella vita del professore in un modo così assurdo e insieme logico, come un pedone che sfida il Re sulla scacchiera. Sono seduti ad un tavolo, si osservano, forse si studiano. Che la partita abbia inizio…
“Fin dalla prima volta che lessi Sunset Limited – spiega Alberto Mele -, sapevo che avrei finito per farne qualcosa. All’epoca non sapevo ancora che sarebbe andata così, a teatro, ma il fascino che ha esercitato su di me in questi 10 anni è stato fondamentale. Come un tarlo, la storia di McCarthy mi ha scavato un’infinità di piccoli buchi che, grazie ai miei compagni di lavoro Marco Montecatino, Antonio Buonanno e Pietro Tammaro, ho deciso di tappare una volta e per tutte. Ho cominciato prima di tutto a capire cosa potessi fare io per questo testo: trovandolo meraviglioso e perfetto così com’era, sono partito dalla necessità primaria di sfrondarlo in modo da renderlo più “adatto ai nostri tempi teatrali”; e poi ho capito: rendere Nero e Bianco due uomini che avrei potuto incontrare qualche ora prima in uno dei bar di periferia che frequento. Dovevo – e volevo! – fare in modo che entrambi i personaggi apparissero vivi in questo tempo, in questa stanza, carne ossa e demoni. A tal fine, ho dato a Nero origini e lingua partenopea, pensieri e modi vulcanici, atteggiamenti figli del sud più mediterraneo che esista. Nel fare questo ho concesso a questa storia di respirare aria di redenzione, avendo cura di non farla piegare mai su se stessa, lasciando ad entrambi il compito di rappresentare la somma di un unico pensiero; apparentemente contraddittorio, forse illogico e per qualche verso menzognero, ma mai e poi mai tralasciando una premessa fondamentale nella mia vita, come nella pièce di McCarthy: l’unicità della vita risiede nella possibilità di scegliere di cosa essere vittima, di chi essere il carnefice”.