Poetica del Fallimento

Poetica del fallimento

laboratorio di creazione teatrale
a cura di Rosario Palazzolo
una produzione Teatrino Controverso

dal 21 al 25 marzo 2017, Teatro TRAM Napoli

Poetica del fallimento sarà un luogo di sperimentazione, innanzitutto. E poi un luogo in cui ricercare o affinare la propria voce teatrale. Nessun limite di età, nessuna particolare esperienza richiesta. Un laboratorio di creazione teatrale per drammaturghi o registi o attori o semplicemente per chi intende comprendere le dinamiche della rappresentazione. Si partirà dalla costruzione di brevi testi prendendo spunto dalle immagini create da Luca Mannino: dodici immagini che raccontano il fallimento, ognuna un fallimento particolare. Poi ciascun autore proverà a organizzare lo spazio scenico, si occuperà delle diverse possibilità di interpretazione, partecipando attivamente alle altre messinscena, divenendo di volta in volta spettatore e interprete.

Iscrizioni entro il 12 marzo
Costo del workshop: € 100,00 | Offerta on line: € 80,00 (per chi acquista entro il 5 marzo)
Acquista on line: https://www.teatrotram.it/biglietti/workshop-palazzolo/

Calendario (potrà subire variazioni)
dal Martedì al Sabato: dalle 14.00 alle 17.00

Info e iscrizioni:
whatsapp 342 1785 930 | tel. 081 1875 2126 | email info@teatrotram.it

Abbiamo cominciato così, sempre, da sempre, abbiamo cominciato disconoscendo il fallimento, temendo che il fallimento s’impossessasse dei nostri presupposti più rosei, e perciò abbiamo cominciato a ignorare che il fallimento, il nostro, era già in atto, con dovizia di patimenti, e che oltre a essere in atto era anche nel suo momento di maggiore espansione, e all’inizio abbiamo cominciato col rifiutare il primo fallimento, il fallimento ontologico e intrinseco e universale, il naturale processo vita/morte, immaginandoci un motore immobile che avesse la capacità di allungare il corso delle cose, ma era comunque ben poca cosa, in effetti, con tutta quella carne da giustificare, e così è finita che abbiamo cominciato a amplificare il fallimento degli altri, il fallimento del prossimo e il prossimo fallimento del prossimo, con una serietà e una abnegazione e un altruismo spropositato, e abbiamo cominciato a scorgere il fallimento ovunque, del resto è un dato di fatto che il fallimento si trovi ovunque, e abbiamo guardato ovunque, perciò, mai sazi e mai paghi, e tutti avevano almeno un fallimento e per tutti abbiamo sofferto, noi, e anzi abbiamo patteggiato per i fallimenti più impetuosi e distruggenti e definitivi e abbiamo pianto per il peggior fallimento, pure, e votato il miglior fallimento e abbiamo pregato perché quel fallimento non si verificasse più, o perlomeno quasi più, e sul quel quasi abbiamo fondato il nostro benessere, prediligendo la catastrofe, anzi il bilico, il fallimento imminente, una qualsiasi probabile rovina per cui tremare, e lì abbiamo accampato la nostra coscienza e la nostra sensibilità, temerari e mercenari e attendenti che il fallimento accadesse proprio con noi in mezzo, e poi d’improvviso perché è accaduto d’improvviso abbiamo incominciato a amarlo, il fallimento, tutto il fallimento, persino il nostro, e abbiamo imparato a esporlo e a condividerlo e a bachechizzarlo e siamo divenuti maestri dei fotoromanzi e dei fotomontaggi e dei fotoritocchi, per fare in modo che la gente provasse pietà per noi, tutta la pietà disponibile, e ci siamo battuti affinché ciascuno avesse il proprio fallimento personale, e così il fallimento è divenuto democratico, l’apoteosi del fallimento, e tutti a anestetizzare quello degli altri e Prego passi prima lei, fallisca prima lei, così poi le farò vedere io di quale fallimento sono capace, e così la società ha iniziato a fallimentare, in coro, a reti unificate, innamorandosi e innamorandosi di una poetica tesa al basso, al minuscolo, all’insufficiente, al mediocre meno meno, pretendendo di aprire i cuori e i cervelli a colpi di cipolla, affinché le lacrime fossero almeno attendibili, e millantando di raccontare la contemporaneità, nel frattempo, principalmente, una contemporaneità inesistente che ha reclamato tutta l’esistenza possibile, e perciò, detto ciò, Poetica del fallimento sarà soprattutto un percorso teatrale pieno di buche e di dossi, per dieci attori o drammaturghi o registi o per coloro che aspirano a diventarlo, per dieci attori o drammaturghi o registi ipotetici, ché soprattutto di strade inesistenti, sarà pieno, questo percorso, e soprattutto di svolte improvvise e dirupi spaventosi e stambecchi che attraversano la strada improvvisamente e perciò occorrerà tutta la vostra attenzione, e difatti sarà un laboratorio pieno zeppo di attenzioni, soprattutto perché questa non sarà mai un’esercitazione, ripeto: questa non sarà mai un’esercitazione.

Perciò, Poetica del fallimento sarà un luogo di sperimentazione, innanzitutto.

E poi un luogo in cui ricercare o affinare la propria voce teatrale.


Rosario Palazzolo è nato e vive a Palermo. Drammaturgo, scrittore, regista e attore, per il teatro ha scritto, fra gli altri: Ciò che accadde all’improvviso (2006), I tempi stanno per cambiare (2007, con Luigi Bernardi), Ouminicch’ (2007), ‘A Cirimonia (2009), Manichìni (2011), Letizia forever (2013), Portobello never dies (2015), Lo zompo e Mari/age (2016), primi due capitoli della quadrilogia Santa Samantha Vs – Sciagura in quattro mosse. Vincitore del Fringe al 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano, nel 2016 è stato insignito del Premio Nazionale della Critica per la sua attività di drammaturgo. Nel 2009 e nel 2010 è stato invitato dalle Università di Liverpool, Manchester e Capodistria (Studi di Italianistica) a tenere delle lezioni sulla narrativa italiana contemporanea. Recentemente gli è stata dedicata una tesi di laurea (Possibilità Vs. Impossibilità: la drammaturgia di Rosario Palazzolo). Per la narrativa ha scritto i romanzi: L’ammazzatore (2007), Concetto al buio (2010) e Cattiverìa (2013). Diversi suoi racconti sono stati pubblicati in riviste e antologie.