SPECCHIO ROTTO

domenica 27 maggio 2018
ore 18.00
TrentaTram Festival


scritto e diretto da Sharon Amato
regista assistente e coreografie Marialuisa Bosso
musiche Ivan Caso
video Luca Ciriello
con Gaetano Balzano, Anna Bocchino, Clara Bocchino, Angela Bertamino, Antonia Cerullo, Annabella Marotta, Teresa Raiano, Umberto Salvato, Beatrice Vento

Ics è un soggetto narcisista, ossessivo, maniacale, un “outsider” che sceglie di chiudersi nella sua stanza perché non riesce ad allinearsi alla realtà sociale. La sua condizione depressiva e di isolamento viene alimentata negli anni dall’aspirazione di un obiettivo che chiama la Grande Opera. Lui scrive un blog dove sfoga i suoi deliri critici, crede di possedere una capacità analitica che regge sui suoi ideali di società civile e che gli giustifica l’isolamento perché tutto quello che c’è fuori non funziona come lui vorrebbe. Il suo sogno è quello di cercare attraverso le parole qualcuno che lo riconosca come emancipato, illuminato e che lo segua decidendo di fondare una piccola comunità, una sorta di isola sana, dove la cultura i buoni principi morali ed etici possano far riconoscere i suoi abitanti come veri cittadini di una polis. Compie un gesto plateale dove dichiara a tutta la comunità del web il suo isolamento. Secondo i criteri della spettacolarizzazione del dolore altrui, Ics si ritrova ad essere molto seguito dal web e famoso, tanto da suscitare l’interesse di qualche personaggio che siede su poltrone importanti. Il dolore di Ics, quindi si amplifica in questo ultimo giorno di reclusione perché riflette sul suo fallimento, in fondo la grande Opera era l’unico motivo che gli dava ancora una speranza. Crede di aver provato in tutti i modi, a lui conosciuti, di raggiungere una soluzione. Ma si renderà conto da solo, infine, che stava sbagliando l’approccio all’idea di felicità. Dopo aver parlato con il suo demone in un’allucinazione, capisce che uscire è l’unica via, che è inutile identificarsi con gli obiettivi da raggiungere, piuttosto accettare che nulla è permanente, ma che le trasformazioni che avvengono sul piano interiore hanno bisogno di esprimersi in quell’esterno, che seppure misconosciuto, esiste e quindi è. La parabola di Ics è quindi l’odissea di tanti anni fondati su un’idea di “perfezione”, la cui metafora viene rappresentata dai tanti origami, seppure tutti della stessa forma, che negli anni ha ricavato dalle lettere a lui scritte. Ics è l’emblema della mancanza di ascolto e di relazioni umane, di labirintici dilemmi che tornando su se stessi si ripiegano, finché non si appiglia al coraggio di uscire ed accettare il misterioso gioco dell’esistenza