BAGARÌA

sabato 26 maggio 2018
ore 21.00
TrentaTram Festival


di e con Francesco Rivieccio
regia di Vittorio Passaro

Cosa hanno in comune un ex architetto, scarpe rotte, un vecchio cappotto, un giovane chitarrista, una coperta ed il Purgatorio? Può sembrare, con questo elenco, solo confusione… na bagarìa, come direbbero in parlesia i musicisti napoletani. In fondo è così: hanno in comune “Bagarìa”, un soprannome che rispecchia la doppia esistenza di un uomo, le due facce della medaglia di un’esistenza invisibile, ma che un tempo era sotto gli occhi di molti. Nasce così una trama che si sviluppa nel ricordo di ciò che si è stati e nella speranza di cosa ancora dovrà aspettarci. Esorcizzare la morte, dialogare con essa e con il mondo ultraterreno, è da sempre per il popolo napoletano una questione di vita o di morte. Un primordiale bisogno che fa da tramite tra i due mondi. Ma quando poi si muore? Cosa succede? Questo è quello che si è sempre chiesto Bagarìa, un senzatetto di sessantadue anni, napoletano. Morto per il troppo freddo, ora la sua anima si ritrova affianco alla sua salma avvolta in una vecchia coperta. L’anima di Bagarìa ha l’età a lui più cara, ventitré anni. Quando si muore, la prima “cosa” da scegliere è l’età che la propria anima desidera per trascorrere l’eternità e il nostro protagonista ha scelto quella appartenente al periodo più felice, più “normale” della sua vita. Ora Bagarìa, o meglio la sua anima, si trova in un immaginario Purgatorio: può, quindi, vedere quello che succede sulla terra, vedere la sua salma, ma non può partecipare alla “vita”. Sta scontando un periodo di pena prima di affrontare l’incontro con Dio. Nessuno lo ha mai creduto e veniva respinto anche nelle chiese dove cercava riparo… ma ora che finalmente si trova davanti al Creatore può raccontare la sua storia, sicuro che tutti lo crederanno, visto che “vivrà” nel mondo della Verità. Ognuno ha la sua storia, la propria strada da percorrere…

Note di regia

“Chi ha detto che la fine non abbia un inizio e quanti , invece, sono convinti che l’inizio non possa cominciare proprio con la fine?!” Questo l’incipit del nostro spettacolo e proprio con questo concetto parte il soggiorno di Bagarìa in un luogo privo di tempo e spazio, dove finalmente si può discutere, dialogare con la persona con cui meno lo facciamo in vita: se stessi. Due universi paralleli, divisi solo da una fila di bottiglie, anime perdute o più semplicemente messaggi dal passato, che separano fisicamente l’anima dal corpo, ma che lasciano comunque la possibilità di comunicazione tra di loro, dove con la morte di uno comincia la vita dell’altro. Un senza tetto, un anima, un clown, o più semplicemente un uomo, un micro mondo se vogliamo che prova a racchiudere in se la vita di chiunque o più semplicemente di nessuno, del “nulla”, e chi meglio di Bagarìa. Così tra una canzone, giornate passate in spiaggia, libri della vita, depliant, risate e tempeste, in un antipurgatorio a cinque stelle lusso ma dove il servizio lascia a desiderare colpa di una di un angelo poco cortese, il nostro Bagarìa ripercorrerà tutta la sua vita verso la speranza di una migliore, finalmente, o più semplicemente, di una chitarra!