MODIGLIANI

MODIGLIANI. OLTRAGGIO AL PUDORE

da giovedì 28 novembre a domenica 1 dicembre 2019
giovedì e venerdì: ore 21.00 – sabato: ore 19.00 – domenica: ore 18.00


drammaturgia, regia, interpretazione di Antonello Cossia
con la collaborazione di Raffaele Di Florio, Riccardo Veno, Annalisa Ciaramella, Angela Grimaldi, Bruno Fermariello
con il sostegno di TRAM e Vissidarte Festival

“Quando c’era la pioggia (come spesso a Parigi), Modigliani camminava con un enorme ombrello nero molto vecchio. Talvolta sedevamo sotto questo ombrello, su una panchina del parco e a due voci recitavamo le poesie di Verlaine a memoria e con amore, felici di parlare di poesia. Ci scambiavamo Verlaine, Laforgue, Mallarmé, Baudelaire. Aveva sempre in tasca i – Canti di Maldoror – di Lautréamont. Non l’ho mai visto ubriaco e da lui non veniva odore di vino, l’hashish in qualche modo figurava già nei suoi racconti”. (ANNA ACHMATOVA – AMEDEO MODIGLIANI)

Queste parole estrapolate da un ritratto che la poetessa russa scrive ricordando il suo amico Amedeo Modigliani rappresentano contemporaneamente la suggestione e la presentazione di questo progetto di spettacolo incentrato sulla figura dell’artista livornese nato nel luglio del 1884 e morto nel gennaio del 1920. Un arco di vita breve, in cui questo uomo così sensibile e gentile ha fatto in tempo a stagliarsi nell’empireo degli artisti di tutti i tempi, sfidando la memoria e le apparenze che lo volevano semplicemente un bohémien travolto dai vizi e dagli eccessi.
In scena un uomo entra con un ombrello nero molto vecchio, passeggia e poi si siede su di una sgangherata sedia di paglia, come fosse in un parco o nel suo studio. Attraverso un dialogo narrativo diretto con gli spettatori, grazie ai versi dei poeti a lui molto cari, ai ritratti, al racconto che di lui fa sua figlia Jeanne Modigliani ed altri materiali narrativi e biografici, si tenterà di dare un corpo e un’anima a questo artista, che suo malgrado è divenuto leggenda misteriosa e disordinata, iscritta a pieno merito nell’eternità che la grande arte dona, spesso dopo la morte, a quegli uomini fortunati che spendono la propria vita e si immolano nel perseguire una grande passione, finendo il più delle volte da essa divorati.
Un urlo, una beffa, una risata sorniona e impavida contro Dio.
a morendo.