ARMANDO KILL

da giovedì 2 a domenica 5 maggio 2019
ore 21.00 (dal giovedì al sabato); ore 18.00 (domenica)


LA TERRORISTICA FASE LUNATICA DI ARMANDO KILL

drammaturgia e regia di Massimo Maraviglia
con Giovanni Scotti, Daniele Sannino, Raimonda Maraviglia
costumi Patrizia Baldissara
musiche Canio Fidanza e Massimo Maraviglia
aiuto regia Aldo Verde
costume Annalucia Palladino
produzione Asylum Anteatro ai Vergini

Un ghostwriter di grande talento, uno spregiudicato e coltissimo traffichino e una segretaria efficiente ed esuberante ma immaginaria. Questi i tre personaggi de La terroristica fase lunatica di Armando Kill. E Armando Kill? Chi è? Probabilmente nessuno o, più probabilmente, uno degli infiniti personaggi partoriti dalla febbricitante fantasia dell’anonimo poligrafo che vorrebbe scrivere per sé ma che per vivere scrive per conto d’altri testi dai più disparati impieghi e collocazioni. Chiuso nel sottoscala in cui vive e totalmente schiavizzato da Geppino Catuorzo (il coltissimo traffichino, evoluto parassito formatosi alla Normale di Pisa), Chiattillo (tale è il soprannome impostogli da Catuorzo) scrive senza sosta e senza gusto tutto ciò che il suo datore di lavoro gli passa e gli paga due soldi. Chiattillo però vorrebbe scrivere un suo libro, un romanzo che allunghi il cuore e scaldi il respiro del lettore. Catuorzo cerca di distogliere il suo schiavo dall’insano ed ineffettuale intento, alimentato dalle improvvise apparizioni di Segreta, la segretaria immaginaria del poligrafo che di tanto in tanto si rivela recando con sé proposte indecenti per romanzi privi di ogni speranza.

“La terroristica fase lunatica di Armando Kill” ha qualcosa di una black comedy. Il mood umoristico ci è sembrato quello più appropriato per proporre un tema che, di per sé, non è esattamente umoristico, ed è quello della responsabilità etico/morale che artisti e intellettuali e, più genericamente, i costruttori di narrazioni, possono avere nella modellazione degli immaginari collettivi. Il problema della violenza mediatica – tema contiguo a quello proposto – non sta tanto nel fatto che possa produrre effetti emulativi (peraltro scientificamente non ancora provati) quanto nel fatto che possa contribuire, attraverso la rappresentazione, a conferire quasi una dignità estetica e ontologica anche a una serie di fenomeni e di realtà che, di per sé, sarebbero senza identità e che probabilmente non aumenterebbero di peso se non fossero rappresentate.