ANTIGONE 1945

locandina-tram-a3-antigone-2000da giovedì 9 a domenica 12 marzo 2017
ore 21.00 (dal giovedì al sabato); ore 18.00 (domenica)
durata: 70′


Spettacolo vincitore del “DOIT Festival” 2015, Teatro Due, Roma
Menzione speciale al Festival di Resistenza, drammaturgia, Parma

scritto e diretto da Mirko Di Martino
con Titti Nuzzolese, Luca Di Tommaso
scenografie Alfonso Fraia

Aprile 1945, in una città dell’Italia del Nord: i fascisti e i tedeschi sono in fuga ovunque, la guerra di liberazione sta finendo, anche se in molte zone si continua a sparare. I partigiani sono riusciti a scacciare i fascisti sotto la guida del valoroso comandante Eteocle, morto in battaglia per mano di suo fratello, il repubblichino Polinice. La carica di governatore della città è stata assegnata al commissario politico Creonte, comunista, il quale, come primo atto della sua amministrazione, dichiara che il corpo del traditore Polinice dovrà essere appeso per i piedi ad un lampione in modo che tutti possano vedere la sua triste fine. E’ la giustizia dei partigiani, spietata ma necessaria, soprattutto quando c’è in gioco il futuro della neonata Repubblica, ancora tutta da inventare e progettare. Ma la giovane Antigone si oppone alla legge dello stato in nome della legge del cuore, che la obbliga a prendersi cura del fratello morto. Antigone cerca di seppellire il corpo ma viene scoperta e arrestata. Il Tribunale speciale militare la condanna alla fucilazione, nonostante gli appelli accorati di sua sorella Ismene. Il suo destino è segnato: la guerra non prevede debolezze, le necessità della pace collettiva obbligano al sacrifico delle ragioni dei singoli. I cittadini assistono allo sviluppo della tragedia con reazioni diverse: c’è la partigiana convinta delle motivazioni delle sue scelte, c’è il giovane contadino che combatte per sfuggire all’obbligo di leva. Su tutto, per tutti, c’è la guerra, dura, crudele, spietata, che condiziona il passato, il presente e il futuro.

Note di regia

L’Italia è nata nel sangue: questa verità ci colpisce con la forza della sua assiomatica semplicità. La strada verso la democrazia è ingombra dei cadaveri di quelli che hanno combattuto per essa o contro di essa, consapevoli oppure no, colpevoli oppure no, ma tutti, in qualche modo, schiacciati dalla violenza della guerra. Secondo la più recente storiografia, la guerra di liberazione partigiana fu, anche, guerra civile e guerra di classe: fratelli che si uccidevano gli uni con gli altri, legami familiari che si spezzavano, violenze gratuite e feroci contro violenze giuste e necessarie. Quale modo migliore per raccontare una tale tragedia se non attraverso il mito? Ho voluto perciò prendere i personaggi di Antigone, calarli in quel contesto e stare a guardare cosa accadeva: Creonte è diventato un commissario politico comunista pronto a sacrificare tutto in nome di un ideale più grande, Antigone si è trasformata una staffetta partigiana troppo giovane per comprendere le motivazioni politiche e troppo generosa per accettarne le conseguenze. E poi, con loro, si sono trasformati tutti gli altri personaggi. Il mito di Antigone rinasce ogni volta uguale e diverso perché i suoi temi sono universali: la legge dello Stato contro la legge di Dio, i doveri degli uomini contro i diritti del cuore. Il mito si riscrive continuamente, è questa la sua forza. Ancora oggi.