dal 6 al 12 agosto

lunedì 6 agosto 2018 ore 21.30

TROIANE. FIGLIE DI UN DIO MINORE

testo di Iolanda Schioppi da Euripide
regia di Iolanda Schioppi e Umberto Salvato
con Clara Bocchino, Beatrice Vento, Giovanna Landolfi, Marialuisa Bosso, Angela Garofalo
musiche di Pasquale Ruocco
produzione Gabbianella Club

Troiane, figlie di un Dio minore?, è una trasposizione in lingua napoletana da Troiane di Euripide. La riscrittura prende a modello la tragedia greca cogliendo l’eterno contemporaneo della civiltà classica e fa si che la storia delle troiane si inserisca nel presente in un loop potente e disarmante attraverso voci di donne, condannate per contrappasso ad un destino cieco e disilluso, accentuato da una fede in un dio che non è più salda. L’ouverture drammaturgica è recitata da una donna, narratrice, ora esterna ora interna alla storia. Lo spazio scenico è una piazza e sin da subito, il pubblico è invitato ad assistere ad un processo, quello di Elena. Ci si chiede sin dal principio, se la donna sia vittima o carnefice delle sciagure di un popolo e di conseguenza delle nobili troiane. “L’ammore…l’ammore è stato a cchiù brutta de malatie. Condannata a patì ’e pene, giudicata sulo na puttana! Pecchè, pecchè a me? Pecchè nascette sotto a stella da bellezza?” In maniera semplice e palese il testo rimanda al senso dei diritti umani, fa si che lo spettatore si chieda da dove nasce il senso dei diritti umani, fa comprendere che non solo scaturisce da leggi che proibiscono la violazione di norme, da movimenti della sfera pubblica che rivendicano il riconoscimento degli stessi diritti ma trova origine anche nei luoghi della negazione, sottratti alla vista dei più, formandosi nelle esperienze violate della vita quotidiana, facendo capolino in relazioni familiari distorte e manifestandosi nei soprusi della vita intima, deflagra in conflitti armati e si afferma in una società priva di soggetti umiliati e soggiogati. Sono proprio questi i temi della trasposizione che vede interagire esclusivamente i personaggi femminili dell’opera originale e tende a rimandare alla qualità delle relazioni umane, all’equità, al rispetto e alla dignità.

Lo spazio nel quale i personaggi si muovono, è un circuito chiuso, una gabbia all’interno della quale si incontrano e scontrano le donne, sollecitando interrogativi di natura etica, superati i quali, i confini che definiscono l’umanità sono destinati a vacillare. La gabbia fatta di corde e drappeggi, rinchiude Elena di Troia, la quale si presenta al pubblico avvolta nella penombra e vestita da un sontuoso abito che coinvolge l’intero spazio scenico e fa da elemento con il quale le attrici interagiscono volta per volta.

martedì 7 agosto 2018 ore 21.30

MARIA STUARDA

liberamente tratto da Maria Stuart di Friedrich Schiller
con Marta Bettuolo
adattamento e regia Stefano Eros Macchi
produzione Tetro de Linutile

Un’opera teatrale che ci propone lo scontro fra due regine, Maria ed Elisabetta, tra loro anche sorelle: la prima incarcerata per 18 anni per un omicidio che si presume abbia commesso, ma in realtà perché è cattolica in un’Inghilterra protestante, la seconda al potere, più anziana, che vive il dramma di dover condannare a morte Maria per evitare un pericolo maggiore per il suo paese. In un monologo serrato e appassionante, Marta Bettuolo dà voce ai due personaggi: da un lato Maria votata al complotto, al fanatismo, al risentimento; dall’altro Elisabetta, eterna indecisa, poco lungimirante, dominata da emotività irrefrenabile. Un dramma storico e politico che converge infine sul dramma interiore della protagonista, Maria, che percorre con slancio quasi mistico le tappe verso l’accettazione totale del proprio destino.

La scelta di mettere in scena la storia degli ultimi tre giorni di prigionia della Stuart prima della sua esecuzione, nasce dal desiderio di confrontarmi con una delle opere più intensamente teatrali dello scrittore tedesco, in cui Schiller sottolinea l’inconciliabilità di politica e morale. Il dramma ruota intorno alla fondamentale antitesi amore — politica: da un lato il mondo di Maria, che è amore, bellezza, moralità e morte trasfiguratrice, dall’altro il mondo di Elisabeth, che è politica — necessità – ipocrisia e trionfo apparente. La vera vittoria è di Maria, che dà alla morte il significato religioso di espiazione e ne ottiene la suprema dignità morale. Il contrasto amore — politica non è solo esterno, ma è anche nell’animo di ognuna delle due protagoniste.

mercoledì 8 agosto 2018 ore 21.30

CYRANO STATION

testi di Edmond Rostand, Reiner Maria Rilke, William Shakespeare, Luigi Pirandello, Nicolaj Gogol, Carlo Collodi, Roberto Ingenito
con Alessandro Balletta, Fortuna Liguori, Gaetano Migliaccio
regia di Roberto Ingenito
produzione LiberaImago

L’amore vive tra i versi dei poeti. Sui guanciali del loro risveglio. Nei pensieri che accompagnano al crepuscolo. E se l’amore fosse la mera invenzione di un dio beffardo, un bluff, un modo per riempire pagine di libri, appesantire tavole di palcoscenico, giustificare torbidi di stomaco. Se fosse solo “parola”, o molto più semplicemente menzogna. Se fosse un ritornello scemo, tipo:“sole, cuore e amore”. Insomma, se l’amore esistesse solonella voce di chi, capace di raccontarcelo, ce lo facesse intendere vero e/o plausibile?
Allora immaginiamo dei poeti, indossare le vesti di un guascone, e iniziare un viaggio, con tanto di fermate tra romantiche note di frequenze radiofoniche, e un arrivo verso un inesorabile capolinea. Virtuosi della parola, dall’inchiostro sopraffino, duelleranno in singolar tenzone a colpi di puntuta stilografica. Rilke e Rostand, o Rostand e Rilke, se preferite. E poi il bardo, declamato per errore o forse per amore. E ancora i turbamenti di Vitangelo Moscarda, di Kovalèv e Pinocchio. E poi un naso, grosso, “maledetto”, testimone di un amore impossibile ma terribilmente reale, emblema letterario della menzogna, ma anche rivelatore di verità. Dei poeti, dunque, e un naso. Un’ ispirata passeggiata tra le righe, i racconti, i versi di poeti profondamente innamorati o tremendamente bugiardi.

Perchè Cyrano? Perchè ancora Cyrano? L’idea nasce da una precisa volontà: quella di “tradire”. Il tradimento come unica operazione possibile difronte ad un opera di questa bellezza. Un testo, di per se perfetto, può solo essere “contaminato” e così le parole di Rostand vengono “macchiate”, “strappate”, aggiunte e sottratte, capovolte e sostituite con i versi di poeti (e non solo), che hanno trattato con la stessa passione il tema dell’amore. Spogliato da tutti gli antagonisti proposti dall’autore, Cyrano diventa unico nemico di se stesso. Il naso, la sua arma e la sua scusa, il suo alter ego, limite e vanto, appendice da combattere e difendere. Sulla scena nuda, un letto e tre attori, tre Cyrano, tre nasi enormi, in quella atavica ricerca dell’uomo di trovare una falsa verità o una vera menzogna in cui perdersi.

giovedì 9 agosto 2018 ore 21:30

ORFEO. PIOMBATO GIU’

di Cristian Izzo
da Rilke, Nietzsche, Pavese, Savinio
diretto e interpretato da Roberto Azzurro

Il pastore che insegue la Luna e della Luna si trova a ragionare, diviene Leopardi stesso, poeta. Così che l’attore che entra sulla scena per caso, come al mondo si viene per caso, s’accorge di non poter più uscire. S’accorge che tutto è scena. Così le sue parole, il suo manoscritto, si identifica con i fogli che egli trova già sulla scena: è egli entrato in scena per portare, o per prendere? Sì è egli voltato e tutto è sparito? O nulla è stato mai? Così le parole di Rilke, di Pavese, di Savinio e le altre, non hanno più autore; il poeta non può che lasciarsi strappar via da questo fiume di parole, il fiume Ebbro in cui fu gettata la testa d’Orfeo; non può che lasciarsi fare a pezzi dalle Baccanti, perché si compia il volere di Dioniso. Piombare giù nel fiume: questo fanno i poeti.

venerdì 10 agosto 2018 ore 21:30

dav

L’INCORONATA. LUISA SANFELICE

drammaturgia Emanuele Tirelli
con Iolanda Salvato Maia Salvato Laura Pepe Salvatore Veneruso
musiche originali Igor De Vita costumi e trucco di scena Mariella Cuccurullo
assistente alla regia Rosanna Esposito
regia Iolanda Salvato

Nella notte tra il 9 e il 10 settembre, il fantasma di Luisa Sanfelice appare a Napoli in compagnia di sua madre per consumare la vendetta nei confronti di Ferdinando di Borbone. Il re, accanito contro di lei, l’ ha condannata a morte rifiutandole la grazia chiesta dagli stessi reali napoletani. Incoronata madre della patria, rea di stato e fedifraga, Luisa ha salvato momentaneamente la Repubblica Napoletana del 1799 dalla congiura controrivoluzionaria dei Baccher e, per questo suo sgarro, è salita al patibolo mentre parte dei suoi amici riusciva ad ottenere l’ esilio. Troppo parlata, poco conosciuta, molto invidiata per la bellezza disarmante e la freschezza leggera: una donna innamorata della vita e della speranza, adesso fantasma ossessionato da Ferdinando che attende per liberaƌsi del tormento attraverso l’ assassinio. La protagonista, interpretata da due attrici, si esprime in lingua napoletana e racconta un’ esistenza profumata di fiducia, l’ amore per un marito che la abbandonerà per debiti di gioco, le amicizie dissolte, la morte dell’ unico uomo che abbia avuto cura di lei, la Rivoluzione napoletana. Luisa Sanfelice, Napoli, la Rivoluzione del 1799 e l’ ossessione sono i quattro temi portanti di questo lavoro dai quali partono ramificazioni più o meno robuste.

È la storia della bellezza vinta da una solitudine numerosa e taciuta dal sorriso. Il racconto di una donna dibattuta e controversa. Di un periodo fondamentale per l’Italia, ma increspato da un regno ferino e da un ricordo sempre più sbiadito. È il ritratto di una necessità. La cornice di una città meravigliosa e forte, ma anche vanitosa e, troppo spesso, capricciosa e accondiscendente. È il racconto di una necessità. La cornice di una città meravigliosa e forte, ma anche vanitosa e, troppo spesso, capricciosa e accondiscendente.

sabato 11 agosto 2010 ore 21:30

IN DUE. MONICA PINTO IN CONCERTO
CANZONI NAPOLETANE FRA TRADIZIONE E MODERNITA’

voce Monica Pinto
chitarra Ernesto Nobili

“In Due” segna il ritorno alla collaborazione della cantante Monica Pinto con il chitarrista Ernesto Nobili, che dopo anni di lavoro comune all’interno del gruppo Spaccanapoli, prodotto dalla Real World Records di Peter Gabriel, con cui si sono esibiti nei principali festival folk, rock e jazz del mondo e in numerosi tour mondiali, oggi costituiscono un inedito duo di voce e chitarra che esplora, in maniera personalissima ma sempre rispettosa, il repertorio classico napoletano che va dalla seconda metà dell’800 fino ai primi decenni del ‘900, ricordando i più grandi compositori, come Di Giacomo, Bovio, Russo, Costa, Viviani e molti altri.

Gli originali, a volte minimali, arrangiamenti per chitarra di Ernesto Nobili, incontrandosi con la vocalità intensa e passionale di Monica Pinto, creano un codice nuovo, che pur guardando incessantemente al linguaggio classico tradizionale, include sonorità più legate alla modernità. Dai brani più noti, come “Era de Maggio”, “Canzone appassionata”, “Passione”, “Bammenella”, a quelli meno conosciuti, come “Napulitanata” e “Ll’ultema tarantella”, tutti appaiono insieme antichi e rinnovati, ma sempre portatori di una storia inestimabile.

La conclusione del concerto sovverte la rotta, con un brano napoletano contemporaneo “Vesuvio”, che il duo ha eseguito con Spakka-Neapolis55 sui palcoscenici di tutto il mondo e con cui ha partecipato al film “Passione” di John Turturro. Questo brano, oltre ad avere per i due esecutori un importante valore simbolico, forse ben incarna l’evoluzione della canzone napoletana, ma soprattutto esprime la complessità di una città che da sempre convive con l’incanto e con il dramma al contempo.

domenica 12 agosto 2018 ore 21:30

GLI INNAMORATI 2.0

da Carlo Goldoni
adattamento Andrea Cioffi e Francescoantonio Nappi
regia di Andrea Cioffi
con Alessandro Balletta, Andrea Cioffi, Viola Forestiero, Sara Guardascione, Franco Nappi
produzione Demiurgo

Gli innamorati 2.0 è ambientato in una dimensione atemporale che vive sospesa tra presente e passato: le convenzioni sociali che attanagliano i protagonisti goldoniani sono le stesse tensioni social che ci legano a una prigione psicologica, morale e intellettuale fatta di sovrastimolazioni informatiche, per cui non stupiamoci di vedere insieme in scena smartphone e merletti, musica pop e sinfonie classiche in un gioco di continuo stupore attoriale che verge nello scardinamento di una maniera goldoniana percepita dai più come oramai stucchevole, favorendo un approccio recitativo moderno e tridimensionale fatto di urgenza, di “sentire”, “rispondere” e “coinvolgere”. Le maschere che Goldoni scardina dalla tradizione teatrale saranno di nuovo presentate e riscardinate in scena in un continuo gioco di finzione e realtà, un dialogo tra attori e pubblico, complici nel ricercare assieme la verità emotiva d’ogni singolo personaggio; ricerca non ostacolata ma favorita dall’utilizzo di maschere usate, scambiate, scagliate e infine gettate.

Il lavoro fatto su “Gli Innamorati 2.0” è l’ultimo atto di un percorso che ci ha portati prima a lavorare in diversi luoghi non teatrali, successivamente a tradurre quanto appreso in quelle occasioni in teatro, sia nelle singole esperienze attoriali sia nelle esperienze di compagnia. Quel che abbiamo capito è che forse la sfida del teatro non sia più quella di mettere a nudo gli attori perché emozionino il pubblico. La sfida, invece, è quella di spogliare il pubblico dei propri pregiudizi, delle proprie strutture. Mettere a nudo il pubblico perché si emozioni con noi, in un processo duale e osmotico. Farlo con un testo nuovo e originale è complesso, farlo con un classico goldoniano quasi impossibile. Ma la vita è fatta di sfide. E una sfida o è impossibile, o non è una sfida.