dal 27 al 30 agosto

lunedì 27 agosto 2018 ore 21:30

FACCIA GIALLA

scritto e diretto da Margherita Romeo
con Dario Tucci, Margherita Romeo, Antonella Raimondi, Angela tamburrino, Giuseppe Fiscariello

Lo spettacolo è suddiviso in quadri, attraverso i quali lo spettatore vivrà il passaggio che c’è stato tra il paganesimo, di cui San Gennaro è simbolo, al al protocristianesimo ( quello delle origini ) e le relative difficoltà annesse. Come se oggi la Chiesa ammettesse l’esistenza dei buddhisti come una minaccia e li perseguitasse, cosi i pagani hanno sofferto oppressioni e maltrattamenti. Oltre a brevi monologhi e dialoghi, saranno presenti anche diverse voice-off durante le quali gli attori rappresenteranno eventi famosi legato al personaggio del Santo, come l ‘episodio degli orsi o della mancata bruciatura. Un personaggio misterioso comparirà spesso con suggestivi momenti musicali come excursus e parallelismo tra tempo passato e presente. Alcuni punti, oltre ad episodi specifici, costituiranno fondamenta basilari del percorso dello spettacolo, tra questi: – Il nome Gennaro ( che deriva dal latino Ianus) significa dio del passato, dio degli dei. Era anche chiamato Giano bifronte, rappresentato appunto con due fronti: una rivolta verso il passato e una verso il futuro. Secondo il paganesimo infatti non esiste un vero e proprio confine tra i due momenti ( proprio come i buddhisti), e gli attori per ogni quadro interpreteranno varie REINCARNAZIONI dei personaggi iniziali: San Gennaro è anche un operaio o un pappone dei giorni nostri, Santa Rita e Santa Patrizia sono anche ancelle ed escort . -San Gennaro è il simbolo del sangue, della passione, dell’ardore, del fuoco. Il suo corpo sarà la stessa ampolla. Una volta evocato, scende dal paradiso, il suo corpo ribolle, da freddo a caldo arriva tra i comuni mortali.

E’ un teatro d’immagine, di racconto, visionario e documentaristico. Si reciterà quasi sempre in napoletano, o in un italiano con un marcato accento autoctono. Se si può osare trovare e nominare delle ispirazioni, queste sono sicuramente : Giordano Bruno, che credeva alla teoria della reincarnazione, Basile per le sue favole, David Lynch e Fellini per il tono generale dell’opera.


Martedì 28 agosto 2018 ore 21:30

CAMPANILE O CAMPANILISMO

da Achille Campanile
riadattamento in atto unico di Angelo Perotta
con Angelo Perotta, Melania Pellino, Laura Orabona, Rino Costanzo, Mario Coppeta, Nadia Scafaro
regia Angelo Perotta

La compagnia teatrale d’Oscar non versa in buone acque e va in scena con la presenza in sala del produttore Calamari che dovrebbe acquistare il loro spettacolo. Durante la visita del produttore a casa, il cameriere – attore ne combina di tutti i colori e fa sfumare l’accordo.

Uno spettacolo umoristico con due comicità a confronto. La prima è una comicità classica teatrale, con una dichiarazione d’amore suggerita e male interpretata, la seconda è molto più vicina al teatro dell’assurdo con personaggi sopra le righe.

Mercoledì 29 agosto 2018 ore 21:30

YERMA (JETTECA)

spettacolo vincitore del PREMIO REBU’ 2018

di Fabio Di Gesto da Federico Garcia Lorca
con Chiara Vitiello
regia di Silvio Fornacetti e Fabio Di Gesto
produzione POST teatro

Una riscrittura in napoletano di “Yerma”, la grande tragedia di Federico Garcia Lorca. Nella rivisitazione, i personaggi sono: Yerma, Giovanni e tre voci che rappresentano la proiezione del popolo. Perché tre? Il tre rappresenta per eccellenza il numero femminile. Tre sono: le maria; le grazie; tre sono anche le sorelle di Checov. Il tre è la variante. Le tre persone sono “presenze” che influenzano Yerma fino a portarla ad ammazzare il marito. La rivisitazione si concentra sul dramma della coppia. Scende ed indaga i loro stati d’animo, la follia di Yerma, la superficialità di Giovanni, la leggerezza e l’amore di uno nei confronti dell’altro. Il linguaggio è particolare, ricercato, viscerale ma elegante allo stesso tempo. Nei testi di Lorca sono presenti: versi, assoli in rime e poesie. Nella rivisitazione si è cercato di ricreare la stessa situazione, non soffermandoci sulla metrica e la rima perfetta, ma si è data priorità al suono della frase finita, In modo che risultasse cupa e profonda da ascoltare.

Yerma è la seconda delle tre grandi Tragedie di Federico Garcìa Lorca, collocata tra “Nozze di sangue” (1933) e “La casa di Bernarda Alba”(1936). Fu rappresentata la prima volta il 29 Dicembre 1934. Yerma è il dramma di una donna sterile. Quando lessi per la prima volta Yerma, rimasi colpito dal linguaggio potente, popolare e poetico di Lorca. Lo stesso linguaggio che mi ha portato a leggere quante più opere possibili dello stesso autore. Le storie di Lorca sono popolari e molto vicine alle nostre tradizioni, Se prendiamo Yerma ad esempio, troviamo: il pellegrinaggio al santuario; Dolores la Fattucchiara; Il pregiudizio del popolo; i conflitti e il rispetto di una moglie nei confronti del marito. Tutti temi che ancora oggi sono presenti nella nostra società. Tra le tante opere di Lorca, lessi “Nozze di sangue” ma era una versione Sarda del regista e drammaturgo Marcello Foe. La stessa operazione pensai di farla anch’ io, in Napoletano. La nostra lingua è calda, viscerale e poetica come le opere di Lorca. E cosi nacque l’idea di: “Yerma”.

giovedì 30 agosto 2018 ore 21:30

ANFITRIONE. L’OSPITE INATTESO

libero adattamento da Plauto
regia di Lello Serao
con Maria Basile, Agostino Chiummariello, Biagio Musella, Sergio del Prete, Emanuela Tondini
scene e costumi Melissa de Vincenzo e Sofia Germino
musiche di Luca Toller e Nico Mucci
prodotto da Teatri Associati di Napoli.

Opera fondamentale della storia del teatro, nell’ “Anfitrione” di Plauto umani e divinità concorrono entrambi alla resa comica di una vicenda piena di ritmo scenico e per certi aspetti molto moderna. Giove assume le sembianze di Anfitrione, comandante dell’esercito tebano in guerra, e ne seduce la moglie Alcmena, mentre Mercurio è a fare da guardia nelle vesti di Sosia. Con il rientro improvviso dei veri Anfitrione e Sosia, la presenza in scena dei “doppi” inizia a generare un gioco di malintesi ed equivoci di straordinario divertimento, che diventa via via di inverosimile ingarbugliamento e che si risolve con il lieto fine e con la nascita di due gemelli, uno di natura umana, l’altro divina: Ercole. Capolavoro del grande autore romano, che ha segnato il passaggio dalla commedia classica alla commedia nuova, perdura da secoli come dimostra il significato assunto dai nomi dei protagonisti. Anfitrione è divenuto per antonomasia colui che accoglie l’ospite nella sua casa, e Sosia il doppio di se stesso.

In questa messa in scena abbiamo voluto aumentare la comicità del linguaggio usando il napoletano come lingua di riferimento per i personaggi umani, un dato che non tradisce affatto l’opera, ma ne avvalora il senso e il significato. Abbiamo a nostra volta trasformato, come Plauto suggerisce, la lingua per meglio cogliere il senso dell’opera e la sua forza. Lo spettacolo, infine, si nutre di forme di teatro anche a noi più prossime, come il Varietà, in cui le situazioni sono amplificate da motivetti orecchiabili e da canzonette allusive.