dal 20 al 26 agosto

lunedì 20 agosto 2018 ore 21:30

COME UNA CAPINERA

Liberamente tratto dal romanzo di Giovanni Verga “Storia di una capinera”
con Anna Rita Vitolo e Roberto Matteo Giordano
con la partecipazione di Francesca Annunziata
e con Alfio Battaglia, Mattia Coppola, Maria Sperandeo
adattamento e regia Roberto Matteo Giordano
produzione Palco 11zero8

Sono passati molti anni da quando la giovane novizia Maria, entrata in convento non per libera scelta ma per decisione familiare, è stata momentaneamente costretta a lasciare le mura del chiostro per sfuggire ad un’epidemia di colera diffusa in città e a recarsi nella residenza di campagna della famiglia. Maria rivive quell’esperienza che ha segnato per sempre la sua vita che comincia quando, catapultata in un mondo totalmente diverso dall’ambiente claustrale, si trova a vivere e gestire sensazioni fino ad allora sconosciute; lontana dalla vita religiosa, infatti, impara a conoscere la spensieratezza e la libertà ma soprattutto la felicità di vivere in mezzo a quell’amore che solo una famiglia può dare. In quest’atmosfera solare, circondata dall’affetto di suoi cari, conosce la famiglia Valentini, molta amica della sua famiglia, stringe amicizia con la loro figlia e si avvicina ogni giorno di più a Nino, loro figlio maggiore. A questo punto, nel cuore della giovane educanda, si insinuerà un sentimento del tutto nuovo per lei, l’amore, che le recherà gioie e turbamenti fino a farla giungere all’ossessione e alla follia, combattuta tra i doveri religiosi e i diritti del cuore.

Liberamente tratto dal romanzo di Giovanni Verga, “Come una capinera” utilizza il linguaggio dell’amore e della sua varietà di sentimenti ed emozioni per narrare la vicenda della religiosa Maria. Gioia, felicità, ma soprattutto paura, follia, ossessione scandiscono il ritmo di una narrazione cupa, tragica, con toni di accesa malinconia, esaltando quel disperato amore che fa sì gioire il cuore, ma lo disorienta e lo sconvolge allo stesso tempo.
Seguendo un registro stilistico alto, soggettivo ed emotivo, lo sviluppo della vicenda è qui presentato secondo un ordine cronologico privo di analessi e retrospezione: tutto è vissuto nel momento in cui viene narrato, una passione vecchia ma sempre giovane e mai sepolta e che si rinnova ogni giorno nel corpo, nella mente e nell’anima di Maria.
E’ questa dunque la struggente storia di un recluso amore: come una triste capinera chiusa in gabbia che guarda con gli occhi pieni di lacrime gli altri uccelletti liberi e felici, anch’esso anela quella felicità e libertà che la circonda ma è imprigionato nel cuore della protagonista, condannato da sé stesso a restare in quel carcere per l’eternità.

martedì 21 agosto 2018 ore 21:30

LOVE CABARET

tratto da L’Arte di amare di Ovidio
di e con Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia
regia di Daniele Sannino
produzione Cantieristupore

Nel breviario “L’arte di amare” Ovidio suggerisce una guida alla seduzione nell’epoca romana. Il poeta parla dell’arte della conquista, della seduzione e dell’arte ancor più impegnativa di mantenere la propria conquista. La tematica è l’amore dunque, ma anche lo sguardo sull’altro, l’osservazione, il pensare a mostrare la parte migliore di sè, in un epoca dove le comunicazioni giungevano solo attraverso vie umane. Cosa accadrebbe se provassimo ad attuare tutti questi suggerimenti nella nostra di epoca, in cui di concretamente umano nelle relazioni c’è ben poco? Se provassimo ad eliminare tutti i filtri della comunicazione tecnologica e tornassimo all’antico e sano corteggiamento?

Ovidio, letto oggi, sembra dirci “Ma che combinate? Mica si fa così l’amore! Signori lasciate che vi spieghi due cose”. Se qualche folle, coraggioso, nostalgico, stufo delle ricerche e dei corteggiamenti online, delle chat e dei “mi piace” su Facebook, decidesse veramente di seguire questo manuale alla ricerca dell’amore? Sarebbe un puro fallimento o ci accorgeremmo che i sentimenti e le dinamiche relazionali sono in realtà senza tempo?

In un’ epoca in cui i ruoli del maschile e del femminile nella relazione amorosa sono meno ben definiti e schematizzati, due donne, in chiave cabarettistica, proveranno a spiegarlo seguendo gli spunti di Ovidio ne L’arte di amare e nei Rimedi d’amore come doppia faccia di una stessa medaglia: l’amore. In un comico, grottesco e fin troppo realistico spettacolo.

mercoledì 22 agosto 2018 ore 21:30

PINO DANIELE IN BLUES 4 EVER

regia Ivan Improta
danzatrice Simona Vergara
voce narrante Francesca Romana Bergamo
Voce solista Gianni Scardamaglio
percussion and Drums Claudio Vergara
guitar Raffaele Capricano
keyboard Gennaro Lanzillo
bass Valentina Teresa Amore

Ci siamo fatti guidare dalle canzoni e dalle frasi di Pino che sono diventate il filo conduttore . Abbiamo voluto creare un percorso emozionale e siamo letteralmente saliti su una barca, che ci ha riportati nei luoghi della Napoli di Pino Daniele, per raccontare la sua idea di musica in movimento perenne, come la società di quegli anni che lui stesso ha interpretato con una cifra innovativa e inimitabile” raccontandone il rapporto intimo e profondo con la sua città Napoli e la capacità di essere un artista apprezzato a livello internazionale. Così da “Pino Daniele “ emergono la vita e gli incontri di un uomo unico, tra appocundria, musica e poesia: un nero a metà, un Masaniello, un uomo in blues capace di parlare un linguaggio aperto a tutti grazie a una relazione empatica e straordinaria con le terre in cui era nato.

Tributo a PINO DANIELE, in BLUES 4 EVER, il cantautore che è riuscito a coniugare il Blues, con la tradizione mediterranea, che con l’invenzione dell’angolo – napoletano ha spazzato via anni di retorica e di stereotipi ammassati alle falde del Vesuvio. Un percorso dalle mille note blues, guidate dallasplendida sirena Partenope.

Così cantava Partenope, che provava un dolore dolce. La sua voce era una freccia che colpì il mio cuore. E’ scomparso improvvisamente, tradito da quel cuore che aveva cantato insieme all’amico Massimo Troisi , questo spettacolo è un omaggio al mascalzone latino, alla sua arte, alla sua capacità di raccontare ( in musica e parole ) le mille contraddizioni di una Napoli “ Che ‘a sape tutt’ ‘o munno ma nun sanno ‘a verità !

giovedì 23 agosto 2018 ore 21:30

CON PERMESSO, DON RAFFAE’

liberamente ispirato alla canzone di Fabrizio De Andrè
regia di Federico Moschetti
drammaturgia di Irene Scialanca
con Federico Moschetti, Irene Scialanca

L’idea dello spettacolo nasce dall’ispirazione data dall’omonima canzone di Fabrizio de André. Suggestioni e immagini quasi grottesche e surreali di temi profondamente radicati nella cultura collettiva del nostro Paese: i temi del carcere, della criminalità organizzata, e dei rapporti (malati) di potere. Immagini con le quali, nel corso dell’esperienza della nostra compagnia, ci siamo misurati più volte, riscontrandone molti aspetti nel nostro confronto continuo con la Commedia dell’Arte. Caricature popolari che agiscono secondo uno schema fin troppo noto, quello del servilismo e della mala giustizia. Ispirandoci alla storia narrata, infatti, abbiamo identificato nei personaggi tragicomici di questa vicenda “italiana” caratteri non meno significativi di quelli delle maschere di Commedia: una storia, dei personaggi che parlano di potere, di servi e padroni, di favori e favoritismi; che sono investiti completamente, insomma, da quella vividezza di immagini tipica delle caricature sociali messe in atto dai comici dell’arte. In questo modo, il Don Raffaè del titolo diventa un vecchio Pantalone, recluso e stanco, ma ancora attaccato al proprio potere, alla propria influenza, alla propria ricchezza; allo stesso modo, Pasquale il brigadiere servile incarna perfettamente uno “zannesco” Arlecchino, ingenuo e distratto, lavoratore sfaticato, sempre alla ricerca di un modo per guadagnarsi il pane, un povero diavolo disperato, che lotta per sopravvivere, per escogitare un modo per tirare avanti, in un mondo quasi più grottesco di lui. E in questo modo le storture di un paese e la deformità di un intero sistema sociale si accentuano ancora di più, e diventano protagoniste assolute, facendo della loro natura grottesca la propria stessa forza. La scena spoglia all’interno della quale si svolge la vicenda richiama la semplicità della messa in scena tipica della Commedia dell’Arte, ma al tempo stesso ricrea anche la suggestione di una cella spoglia di un carcere italiano, con i pochi oggetti che tipicamente la popolano: in questo caso, però, sono oggetti singolari, strani, che stonano all’interno di una cella di massima sicurezza (una radio, alcuni giornali, un piccolo televisore con video registratore, un servizio da caffè, addirittura per ospiti, delle piante), elementi che rappresentano un’unicità, concessa appunto solo a questa “personalità” reclusa.

venerdì 24 agosto 2018 ore 21:30

LA MORSA | CECE’ di PIRANDELLO

di Luigi Pirandello
con Chiara Caroletti, Matteo Cecchi, Ilario Crudetti, Salvatore Iermano, Ilaria Mariotti, Emiliano Pandolfi
regia di Salvatore Iermano
scenografia Canovacci Teatro
coreografia Roberto Ricciuti
musiche originali Roberta Iannitelli

Nell’anticamera dello studio di uno scrittore si materializzano, per il gioco dispettoso di una servetta chiamata Fantasia, ombre e fantasmi di vicende lontane. Animate come le pedine di una scacchiera, queste entità prenderanno vita alla presenza dell’autore, alla ricerca del proprio posto nel mondo, della propria casella in un racconto, in un romanzo, in una commedia. Mentre sul palco si alternano i personaggi, generando storie ora drammatiche ora farsesche, lo scrittore, da spettatore acuto e divertito, condurrà per mano il pubblico in un’intima riflessione sul rapporto tra Autore e Opera.

La morsa, primo testo pirandelliano ad essere mai messo in scena, è la storia di un adulterio. Se da un lato le convenzioni borghesi sembrano ancora prese sul serio, il principale pregio dell’atto unico consiste nell’approfondimento psicologico e sentimentale dei personaggi: la fredda crudeltà del marito Andrea, che non è nemmeno sfiorato dal dubbio di essere in qualche modo responsabile del tradimento della moglie; l’incertezza e la viltà dell’amante Serra, dolorosa rivelazione proprio in un momento così grave, rendono umanissima la figura di Giulia, donna appassionata e fragile, vittima di entrambi.

Cecè è un testo inconsueto nella produzione pirandelliana, lontano dalle caratteristiche del suo teatro impegnato, con un’azione scenica dal ritmo veloce e una vicenda scherzosa, una leggerezza e un brio insoliti, che illuminano una situazione di ambiguità e di immoralità fino ad ispirare indulgenza verso Cesare Vivoli detto Cecè, degno rappresentante di quel sottobosco di favori e clientelismo che, diventato abitudine di vita, non è neanche più avvertito come riprorevole e negativo. Cecè Introduce un tema fondamentale di tutto il pirandellismo, quello delle molteplici sfaccettature dell’individuo. Nel giovane viveur vi è tutta la leggerezza e la sarcastica ironia di un mondo disincantato, corrotto e privo di scrupoli.

sabato 25 agosto 2018 ore 21:30

DOMENICO MODUGNO. PRIMA DEL MITO

scritto e interpretato da Andrea Martina e Giuseppe Fiorante
musiche Domenico Modugno
regia tecnica Domenico Pennetta
consulenza artistica Vincenzo Bracciale, Daniele Ancora
ideato e prodotto da Tramoontana e Associazione Piazzadelpopolo

Attraverso un lungo flashback che riveste l’intera durata della rappresentazione teatrale, Domenico Modugno ritorna a San Pietro Vernotico e Polignano a Mare, i paesi in cui è cresciuto, e ripercorre un viaggio che parte dalla sua infanzia alle prime canzoni in dialetto salentino, fino ad arrivare al successo mondiale. Lo spettacolo è un ibrido tra musica e prosa (sul modello del teatro-canzone) e ha come filo conduttore principale le canzoni degli esordi di Domenico Modugno, interpretato da Giuseppe Fiorante (attore protagonista, voce e chitarra) con l’accompagnamento dell’Orchestra di Via Margutta (chitarra, contrabbasso, percussioni e fisarmonica. La musica si intreccia con il viaggio narrativo di Andrea Martina nei ricordi dell’artista pugliese che lo porteranno da un piccolo paese della Puglia a diventare il cantante italiano più famoso del mondo.

domenica 26 agosto 2018 ore 21:30

LE SUPPLICI

da Eschilo
con Chiara Di Bernardo, Maria Teresa Vargas, Arianna Cristillo, Valentina Martiniello, Giusy Ruggiero, Rossella Scialla, Antonio Granatina, Luca De Rosa
regia di Giuliano Casaburi, Antonio Granatina
movimenti e coreografie Martina Coppeto
suono, musica, canti corali Giuliano Casaburi
assistente alla regia Arianna Cristillo
percussioni Rossella Scialla
costumi Gina Oliva
produzione Compagnia Koros

“Le Supplici” è la tragedia di un coro. Un coro di donne che vive e canta l’esilio, la precarietà, la speranza. Racconta una storia che affonda le radici nel mito e protende all’avvenire. Ed è la storia di una fuga attraverso il mare e dell’approdo ad una terra sognata. Esse fuggono perché non intendono piegarsi. E la loro danza è preghiera e invocazione alla terra, ai suoi dei, alla sua gente; è una richiesta di accoglienza e di riscatto. Ma “Le Supplici” è anche la tragedia di un coro assente e del suo re. Il coro della città che dovrà rispondere a quella richiesta e così decidere il suo stesso destino. Ancora una volta sono gli antichi ad insegnarci la forma perfetta in cui l’arte può ancora parlarci. Quella forma è la traccia che abbiamo cercato di seguire per realizzare questo spettacolo.