OPATAPATA TRIO

lunedì 26 agosto 2019 ore 21.30

OPATAPATA TRIO

una riscrittura de La tempesta di William Shakespeare
un progetto di Roberto Azzurro
con Roberto Azzurro, Maria Rosaria Carli e Fabio Brescia

Non ho mai amato particolarmente – se mai questa espressione possa essere rapportata a Shakespeare, la sua Tempesta, non riuscivo, devo dire, a capirla fino in fondo, a coglierne non soltanto il senso semplice ma profondo, ma anche il primo livello di comunicazione, finché non ne ho visto una edizione appunto semplice e profonda, che mi ha chiarito quello che dovevo forse già da me immaginare, e cioè che era l’ennesima strabiliante ricodificazione del tema forse centrale dell’opera del Bardo e della vita dell’uomo: il potere.
E così mi è sembrato inevitabile costruirne un gioco iperbolico e dissacrante, verbalmente psichedelico e emotivamente psicanalitico. Così come mi è sembrato inevitabile cercare – e devo dire quasi subito trovare, un titolo che potesse chiarire quello che era e quello che volevo fare io, ed ecco che la mia lingua d’origine – quella napoletana – mi è venuta come sempre in aiuto, e la parola perfetta è riaffiorata alla mia mente, con la naturalezza della verità e la sfrontatezza di un evento immantinente. Potevamo mai non titolare così una riscrittura forse farsesca e forse tragica de La tempesta? Opatapata a tutti i costi.

La storia dunque si snoda comunque tra il tentativo di riacchiappare quello che eravamo, di ristabilire un passato che ci piaceva e a cui non vogliamo rinunciare, di non riuscire ad accettare insomma il cambiamento, nel ritrovarci in una nuova dimensione, tentiamo inevitabilmente di ristabilire precedenti equilibri, vecchie consuetudini, nella difficoltà di accettare intollerabili “modernità”. Ecco dunque come in un caleidoscopio verbale appunto, il direttore di una orchestra di parole dirige il regista, l’attore e l’attrice che in equilibrio precario e ironico e iperbolico interpretano tutti i personaggi della folle vicenda Shakespeariana, una appunto eccentrica iperbole parlante e affabulante, una prestidigitazione di versi apparentemente composti all’istante, evidentemente fatti invece di radici e stratificazioni. Ecco, parliamo dei versi. Il riferimento è giustappunto la lingua napoletana, che è la mia lingua, e i versi sono l’inevitabile e irrinunciabile musicalità propria di questa lingua, ovviamente intercettata dal punto di vista contemporaneo, che affonda i suoni in musicalità e sintassi e vocabolari contemporanei, del popolo, della natura più semplice, forse, e più profonda di una lingua che si adatta a qualsiasi storia, che si presta anche a una narrazione/riscrittura di partiture e storie antiche ma eterne. E brevi incursioni le fanno Eduardo con la sua Tempesta. E Leopardi, che tanto legame ebbe con Napoli e con le tempeste.

E La tempesta di Shakespeare ancora oggi può svelarci qualcosa in più come tutte le grandi opere d’arte. E allora Prospero diventa il simbolo del potere appunto a tutti i costi, Ferdinando la gioventù prepotente e perennemente inadeguata, che sconta un peccato non voluto, Miranda l’innocenza spuria, inadeguata, claudicante e sfrontata, violenta e sarcastica. Ma i tre attori, di matrice appunto napoletana, sembrano faticare a intersecarsi con i personaggi shakespeariani, ma invece li dominano e li portano a sé, reinventandoli e uccidendoli e quindi dandogli una nuova vita inaspettata ma fortemente contemporanea e poetica. E rispettato sarà anche il lieto fine, inaspettato, imprevisto, ma come sempre auspicato. Vediamo insomma se finalmente riuscirò a capirne qualcosa in più anch’io di questa storia di tradimenti e depistaggi, di vendette e amori. Vediamo se come sempre accade, soprattutto in natura, anche stavolta una tempesta, come sovente accade, riuscirà a farci vedere più chiaro.